Testimonianza, verità e vocazione

Come fidarsi? E di chi? Di fronte a questo dramma, l’insegnamento più radicale, profondo e incisivo che abbia mai incontrato – e che mai più ho abbandonato, si gioca in un semplice fattore: ci si fida, in ogni situazione, di un testimone – sia esso una persona in carne e ossa, o una sua traccia documentale. E questo testimone deve incarnare due caratteristiche: sapere quello che dice; non avere interesse a ingannarmi. Si chiama metodo della certezza morale. E la certezza morale è sì, un atto della ragione, ma anche – sempre – un atto integrale, di una ragione incarnata in corpo, storia ed esperienza. Facile? Certo che no. Non è un algoritmo, è un metodo umano. Comporta il rischio della valutazione e del giudizio. Comporta il rischio di sbagliare e di soffrire. È una vocazione, come ogni istante del vivere: una vocazione a scegliere e ad amare, a servire la verità – a cercarla e volerla più di se stessi.

(© Daniele Gigli – Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)

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