Di colpa e di salvezza

Dice il Salmo: «Fino a quando, Signore, sarai adirato: per sempre?/ Arderà come fuoco la tua gelosia?/ […] Non imputare a noi le colpe dei nostri padri,/ presto ci venga incontro la tua misericordia, poiché siamo troppo infelici».
Lo dice il salmo, e lo dice la nostra carne, la carne di noi tutti – se solo andiamo dentro, se sorpassiamo l’amabile pelle per l’orrido vuoto.
Non è ascetismo, né volontà, è natura: siamo finiti – siamo fragili e stanchi, sfibrati – e la parte più nascosta di noi lo sa e lo grida.
Così anche noi, così la nostra pelle amabile e ambigua – che ha solo due luoghi verso cui gridare: o dio, o il potere.

(© Daniele Gigli – Condivisione autorizzata a fini non commerciali citando la fonte)

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