Azioni e decisioni

Notte di nuvole addensate e d’aria ferma, il cielo viola veglia senza droni il numero dei passi – i metri sempre meno di 200, non per lealtà, oramai, ma per pigrizia. Cammino ed Eliot mi accompagna, come sempre, come ogni volta che la vita si confonde e i dati dell’analisi finiscono per soverchiarmi – tanti e sparsi, così tanti e così sparsi da far dimenticare quale fosse il punto d’avvio, l’oggetto che l’analisi ha smembrato fino a renderlo invisibile. What might have been and what has been point to one end, così sentenzia, sì, perché quello che è stato è stato, e quello che poteva altro non è che un’astrazione, una finzione che resta possibile only in a world of speculation.
Eh sì, perché quello che è stato e quello che poteva essere portano entrambi a un punto ineludibile che è questo – questo momento con me che parlo a me stesso fingendo di scrivere a un pubblico, questo punto ineludibile che è qui, che è ora e che, con buona pace di Schröedinger e del suo gatto, finché viva l’eternità non potrà mai più ripresentarsi. Ed è proprio questa ineludibilità, questa irreversibilità dell’istante che ci fotte e ci paralizza. Non solo agli autonominati Cavalieri dell’Ordine dell’Antivirus – ormai del tutto annichiliti dal terrore di una morte che inascoltata li ha già freddati; ma anche a noi più modesti rivoltosi da tastiera, tanto più impotenti quanto più pronti a spostare ogni volta più in là il momento di reagire.
Perché c’è poco da fare, uno ha voglia a prendersela con il governo con il virus con la primavera che non smette di tornare – ma poi, alla fine, è a noi stessi che dobbiamo chiedere conto. Non possiamo stare sempre ad aspettare che il mondo ci guardi bonario come simpatici guasconi, come ribelli da quartiere un po’ lunatici ma che in fondo son bravi ragazzi. Non possiamo continuare ad aspettare che sia il mondo a darci quello che non è in suo potere – sia un istante vissuto in pienezza o la stima di noi e di ciò che siamo.
Fino a quando, ripetono infinite volte i salmi e i profeti, fino a quando si chiede Gesù davanti a una generazione incredula e senza midollo. Non possiamo vivere costantemente in equilibrio, non possiamo perché non è vita, quella che rifiuta di agire perché tutto potrebbe andare storto. Ci sono momenti, ci sono momenti e luoghi, in cui l’intreccio delle azioni d’altri, di forze cieche e delle nostre scelte rendono del tutto superfluo prendersela con la situazione. Momenti in cui la situazione è talmente insolubile che non resta altro da fare che decidere come affrontarla. De-cidere, la radice è la stessa di uccidere, perché qualcosa «cade» per sempre, perché scegliendo una via diamo il là a una catena di eventi che non possiamo prevedere, con tutti i rischi e le possibilità che ne conseguono. Con il rischio che più la decisione è grave, più le conseguenze potrebbero condurci su una strada da cui sia impossibile tornare indietro. Ancora Gesù, che proprio non era uno sciocco, lo profetizza a Pietro: guarda che se mi stai dietro verrà un tempo in cui non sarai tu a cingerti i fianchi, né a decidere dove andare…
Di fronte all’arroganza del potere, non è con il potere che debbo prendermela, ma con me stesso. Che cosa mi interessa, adesso? Che cosa, sopra tutto, è più essenziale difendere? Vi deluderò, ma me ne frego della scuola, della produzione, degli aperitivi e di tanto altro. Sono la libertà di culto e la convivialità, le due cose che sento sempre più minacciate e che mi interessa difendere. E sono queste due cose che intendo assumere come giudizio e fondamento per ogni decisione, per ogni atto e per ogni eventuale insubordinazione. Ai miei amici là fuori, o a chi passa, chiedo e offro sostegno per organizzarsi con intelligenza e per essere coraggiosi e leali. Perché da soli è talmente difficile da essere quasi impossibile e talmente inumano da essere indesiderabile.
Is there anybody out there? Does anybody else in here feel the way I do?

3 pensieri riguardo “Azioni e decisioni

  1. Vero. Hai detto il vero. Non siamo soli. Non siamo nemici. Dopo che il cuore ha preso queste decisioni e si guarda intorno con sguardo amante, trova gli amici, il loro tesoro e il mondo inconincia a farsi sentire con la sua mano pesante. Non sarà una passeggiata

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  2. Del resto, Gesù è stato ucciso. È stato ucciso da chi ha deciso. Questo i poeti e i non poeti lo dimenticano apposta. Lui che era il grande amico, era l’altro più intimo a noi di noi stessi… è stato ucciso (non è morto) ed era stato deciso che fosse ucciso.

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  3. paola tonussi 27 aprile 2020 — 10:45

    😘🤗

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