Distanti ma uniti

La donna è più vicina agli ottanta anni che ai settanta. Minuta, anziana come le madri venute dal sud nei Sessanta sanno esserlo. Per arrivare qui, nella radiologia di questo ex-sanatorio buttato in mezzo ai campi, ha fatto almeno un’ora e mezza di bus – o preso un taxi, nessuno l’accompagna. Ha poi passato il pre-triage nel corridoio centrale, dove le hanno preso la temperatura, come a me, e camminato per questi larghi e lunghi corridoi fino al reparto. Mentre mi fanno il secondo triage, lei è allo sportello dell’accettazione. Lo schianto di una cartelletta sul poggiagomiti e un pianto disperato da bambina: mi accorgo di lei così, per questa reazione scomposta nello scoprire che il suo medico ha sbagliato la richiesta – soltanto urgenze, adesso, solo urgenze e lui non l’ha segnato – nello scoprire che il suo medico ha sbagliato e che lei un’altra volta è sormontata: dalla vita, dal giorno, dalle cose sempre così semplici da essere sciatte e sbandate.
La donna schianta i documenti, scoppia in pianto e corre ad accasciarsi sulle poltroncine del salone. E piange, piange come una bambina, minuta e vecchia come solo le madri venute dal sud o dai campi sanno essere. Minuta e vecchia, bambina e sola – piange, piange di un pianto disperato, stanco.
Le infermiere e l’impiegata si commuovono, le vanno incontro, stanno a un metro di distanza o poco più, la esortano – non faccia così, signora – la blandiscono, si danno da fare in cerca di soluzioni – vedrà, alla fine la facciamo, la radiografia, la facciamo. Guardo paralizzato la scena, le gambe fanno un movimento ma la mente subito lo blocca, così guardo, anch’io a distanza. Due o tre metri, poco meno le infermiere, tutti intorno a fare un semicerchio come cacciatori intorno a una preda. Distanti ma uniti, certo, mentre la donna piange – sola – e chissà da quanti giorni non ha il bacio o la carezza dei suoi figli, dei nipoti. Sola e salva, distante ma unita, in attesa di un giorno di gloria scritto solo nei proclami di governo – o nella vera gloria di Dio, quando ci arriverà, distante ma unita, un giorno o dieci anni più tardi, senza virus, senza baci.

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